Premessa
Cari Lettori Ecco la raccolta di tre dei miei brevi racconti dedicati agli animali, con una mia introduzione che fa parte dei racconti.
I racconti si riferiscono a mie esperienze personali, abbastanza sintetizzati per non appesantire la lettura e rappresentano solo una minima parte di molteplici esperienze vissute finora nella mia vita, aventi come denominatore comune la presenza di un “ animale “ .
Margherita
ASCOLTARE GLI OCCHI
Ho sempre creduto di riuscire a comunicare nel migliore dei modi con gli animali piuttosto che con gli umani.
Gli animali sanno cose che noi non sappiamo, e impiegano ogni momento della vita ad essere solo sé stessi.
E' indiscutibile la loro grandezza e unicità; sono creature magiche ed esercitano il loro fascino attraverso una condizione di incomparabile mistero. Meritano rispetto e hanno tutto il diritto di vivere. Come noi. La nostra vita si è affiancata alla loro, per scoprire mondi diversi con amore, con curiosità e conoscenza reciproca.
L'intreccio affettivo che può stabilirsi tra noi e loro è indice di cura, di tenerezza, di saggezza, di comprensione e di empatia. E' il dolce sapore della vita, dell' amore autentico e profondo paragonabile ad una coperta senza fine in cui tutti possono ripararsi.
Neppure un' approfondita indagine scientifica riuscirebbe ad individuare le infinite impronte di animali che si sono lentamente stampate sulla nostra vita.
Credo che il segreto sia tutto nel saper ascoltare i loro occhi
GRETA
Greta è l'immagine di una gatta che somiglia ad una briosa mucca in pizzo bianco e nero, che si diverte a srotolare un gomitolo senza fine, e a tirare uno dei fili di tutto il groviglio creato. La mia vita si è affiancata alla sua e nel tempo ho imparato ad ascoltare i suoi occhi.
Lei è il filo del tempo trascorso insieme ,un tempo troppo breve. Ho respirato il suo ultimo respiro, mentre sulle dita scorreva la morbidezza dei suoi peli e il calore delle fusa prima dell'ultimo sonno. Ora le nostre anime sono ben chiuse in quel groviglio.
A SPASSO CON BILLY
Billy è la storia dell'angosciante solitudine di un cane. Lo vidi all'ombra di un albero, la prima volta. Si trattava di un volpino rossiccio che consumava i suoi magri pasti sopportando con difficoltà una enorme catena al collo.
Come di giorno così di notte. Un "simil niente", pensai, dimenticato anche dalla migliore e robusta letteratura canina. Col tempo mi guadagnai la fiducia dei suoi vecchi proprietari e l'autorizzazione a liberarlo un po'per concedergli lunghe passeggiate durante le mie ore di pausa dall'insegnamento a scuola. In breve diventammo inseparabili.
Billy conosceva il rumore della mia auto, saltava con entusiasmo sul sedile a fianco, e insieme andavamo in giro, spensierati. In quei momenti il suo sguardo triste e rassegnato lasciava il posto ad un irrefrenabile miscuglio di gioia, di entusiasmo e di frenesia per la limitata libertà che gli veniva concessa!
Mi considerava il tangibile spartiacque della sua drammatica condizione, tra il suo passato di sofferenza e di solitudine e il presente di speranza e di libertà. Billy era una creatura quieta ed equilibrata, docile e dignitosa nel portamento. Il suo sguardo trasmetteva una saggezza infinita. Indiscusso risultò il mio profondo coinvolgimento nel garantirgli protezione, rifugio e sicurezza alla scomparsa dei suoi proprietari.
Ormai anziano, risultava solo un rifiuto per tutti. Lo accolsi in casa senza esitazione, e visse gli ultimi suoi anni in libertà e in compagnia delle mie gatte. Rispettavo i suoi tempi, senza dargli fretta. Lui affrontava tutte le novità con ammirevole equilibrio.
Billy non aveva mai visto il mare in vita sua. Dopo momenti di evidente terrore e diffidenza per quel continuo vasto azzurro in movimento, riuscì a superare la paura e a trotterellare, libero, verso la riva. Per la prima volta decise di assaggiare la freschezza dell'acqua e il suo sale.
ECCE BOMBO
Pochi giorni fa, dopo un pomeriggio di forte e freddo vento, ho trovato un bombo sul balcone. Non si muoveva.
L'esperienza di un ibiscus in campagna, fonte di attività instancabile per questi simpatici e socievoli imenotteri dalla livrea gialla e nera, preziosi impollinatori, mi ha fatto pensare che aveva bisogno di riposo perché stanco. Per mio carattere, e per una speranza riposta sempre nell'angolo più nascosto del mio cuore, ho decisamente voluto scartare l'ipotesi di avvelenamento da pesticidi o altre cause inevitabili di morte.
Quindi l'ho trasferito in casa sui petali del ciclamino e, con estrema delicatezza, gli ho offerto gocce di acqua zuccherata.
Ha bevuto e ha alzato le zampette anteriori. Quanta tenerezza! Con gioia gli ho accarezzato il piccolo corpo soffice; volevo trasmettergli il mio abbraccio e la strana e nuova emozione che stavo provando.
Nella mia vita non ho mai accarezzato un bombo, e quel momento è stato perfetto e irripetibile! Per tre giorni e per tre notti ha resistito tra fiori e acqua zuccherata, tentando di spiccare il volo , ma senza riuscirci. Più volte ho sentito il suo ronzìo. Disperato, pensavo. Poi immobile. Con profonda tristezza, ho capito che era la fine, che stava morendo.
E così è stato. Una inspiegabile commozione mi ha sorpreso. L'ho lasciato andare con la giusta dolcezza.
Margherita Tirelli